Opere in bronzo:
la seconda grammatica della forma secondo DaSca
Le opere in bronzo, spesso riconducibili a figure antropomorfe, esplicitano inequivocabilmente il senso più profondo della sua ricerca: l' uomo e il suo stare al mondo. Esse rappresentano per DaSca una nuova lingua espressiva, distinta e autonoma rispetto alla ceramica con cui alterna il suo dialogare. Il bronzo, con le sue caratteristiche fisiche e simboliche, offre infatti all’artista una “seconda grammatica della forma”: uno strumento per esplorare densità, memoria e trasformazione, per dare corpo a concetti e sentimenti difficili da trattenere altrove.
È un materiale antico, certo, ma non per questo ancorato al passato. Anzi, è proprio attraverso la sua resistenza, la sua ambiguità tra solidità e mutevolezza, che il bronzo si fa contemporaneo. In queste sculture, la luce non riflette semplicemente: scivola, accarezza, disegna. I pieni e i vuoti si organizzano con un’intenzionalità quasi architettonica, in cui il colore – affidato alle patine – non decora, ma abita la superficie come una seconda pelle, viva e variabile.
Ceramica, prima del Bronzo
Bronzo
Il bronzo non ammette casualità: ogni gesto, ogni forma, ogni transizione ha peso. È una materia che impone lentezza, consapevolezza e visione a lungo termine. DaSca abbraccia questa temporalità profonda, accettando il rischio di un linguaggio che non si lascia guidare facilmente. Non c’è decorazione: c’è accordo tra superficie e intenzione profonda. La luce, dialogando con il bronzo, diventa parte integrante del significato.
Il lavoro inizia dalla modellazione, diventa lavoro di squadra quasi, attraversa la creazione del calco, passa per la fusione e si conclude con finiture attente e stratificate: ognuna di queste fasi incide direttamente sulla voce finale dell’opera. La collaborazione, la fiducia si direbbe nel lavoro affidato in Fonderia, diviene arricchimento dell' opera stessa.
Le opere in bronzo di DaSca partono spesso da esperienze personali ma raccontano temi generali, indagano le relazioni; talvolta scaturiscono dalla necessità di dar voce ai propri pensieri, al proprio vissuto, mentre in altre sembra riflettano su problematiche più universali. L' arte è utilizzata per sollecitare riflessione ed introspezione, per esprimere nuove forme di convivenza tra il sé e il sé ed il sé e l' altro. L'opera deve farci interrogare, farci pensare di nuovo "chi siamo, dove andiamo e cosa vogliamo".
Questa scultura non rappresenta la maternità in modo idealizzato o retorico, ma come relazione attiva e complessa. Un abbraccio, sì, ma che non è solo protezione: è intimità, ascolto, presenza.
La scelta del bronzo sottolinea il peso reale di quel gesto: non si tratta di icone, ma di corpi che si sostengono. La patina lavora per modulare le superfici, facendo emergere un volume che sembra respirare. Esposta con una luce laterale e carezzevole, l’opera rivela piani in movimento e un ritmo interno coerente, come il battito di un cuore.
L'opera volutamente antropomorfa rispecchia un vissuto personale: l'esperienza della maternità in un' epoca di nuove e complesse dinamiche familiari, è evidentemente un abbraccio amoroso di una madre verso i due figli.
Maternità — vista 1
Maternità — vista 2
Noi
Questa scultura sorprende per la sua apparente semplicità: una figura seduta, intenta nella lettura, con una testa trasformata in un cerchio vuoto. Eppure in questa sintesi si condensano molteplici livelli di senso.
La figura antropomorfa rappresenta, con le parole di DaSca
“La necessità di fare spazio per scoprire qualcosa di nuovo o mettere ordine nel vecchio. Il vuoto è possibilità, introspezione e conoscenza. La cultura è scoperta del sé.”
Il pieno del corpo sostiene il gesto, ma è nel vuoto della testa che si apre possibilità. La cultura è vista come mezzo per costruire, e perdersi, e riscoprirsi. Il bronzo, patinato in modo quasi vellutato, amplifica la sospensione del momento: leggere è un atto che implica tempo, silenzio e disponibilità.
Nosce Te Ipsum
Opera pubblicata su Art on World , celebra l’amore reciproco e incondizionato, senza confini di genere o identità:
“Due esseri che hanno scelto di amarsi liberamente, e per questo meritano rispetto.”
Qui l’abbraccio torna, ma è un abbraccio diverso: non specifica identità, ma relazioni. Che si tratti di una coppia eterosessuale, omosessuale, di parenti o amici poco importa: ciò che conta è la volontà reciproca di amarsi senza condizionamenti.
In controluce, l’opera dichiara la sua posizione politica: contro ogni forma di discriminazione – razziale, sessuale, culturale. Il bronzo si fa manifesto silenzioso, resistente e visibile: il colore della patina vibra tra forza e delicatezza, evocando rispetto e accoglienza.
Omnimodo
Untitled, 2019 - 1.45m
Le sculture in bronzo di DaSca non chiedono di essere percepite a colpo d’occhio. Richiedono tempo, movimento, lentezza. All’avvicinarsi dello spettatore, le superfici si rivelano, le intenzioni si chiariscono, le emozioni rimbalzano.
Non c’è una sola interpretazione, ma un ventaglio aperto di possibilità: ogni persona può riconoscersi in un gesto, in una forma, in un silenzio. In questo scambio profondo, il bronzo – materiale antico – si rinnova e si fa voce viva dell’oggi.
In tutte e tre le opere emerge una dialettica che DaSca coltiva con attenzione e coerenza: quella tra pieni e vuoti, tra luce e materia, tra gesto e memoria. Maternità esplora la cura, Nosce te ipsum la consapevolezza di sé, Omnimodo la libertà di scegliere e donarsi.
La forma non è mai un guscio, ma un campo di relazione: dentro e fuori, peso e movimento, intimità e espressione. Il bronzo consente all’artista di scavare in queste contraddizioni senza doverle risolvere.
Bronzo — A
Bronzo — B
Bronzo — E
Bronzo — F