Chi Sono
Un cammino artistico tra materia, colore e relazioni
Un cammino artistico tra materia, colore e relazioni
DaSca — all’anagrafe Daniela Scaccia — prende forma nel cuore pulsante della creatività italiana. Nata a Milano, cresce a Napoli, dove l’ambiente vivace e la formazione umanistica iniziale si intrecciano con le sue prime esperienze nel disegno e nell’espressione artistica. Da oltre vent’anni vive e lavora a Roma, precisamente nel quartiere Esquilino: un crocevia multiculturale che alimenta la sua visione artistica e rende la sua pratica un laboratorio continuo di umanità e scambio.
Il suo percorso attraversa i confini tra pittura, scultura in ceramica e bronzo, per poi aprirsi naturalmente all’arte sociale e partecipata. In questo ambito, l’opera esce dai confini del lavoro individuale e si fa spazio collettivo di riflessione, incontro, cambiamento.
DaSca in un ritratto di Nik Spatari
DaSca, Ri-Connessioni
Dopo una prima esperienza professionale come illustratrice all’interno di agenzie pubblicitarie, mi trasferisco a Roma, dove intraprendo un nuovo percorso formativo presso lo IED - Istituto Europeo di Design. In quegli anni mi immergo nello studio delle tecniche pittoriche, ma soprattutto esploro i principi legati alla comunicazione visiva e alla psicologia della percezione – strumenti che ancora oggi costituiscono l’ossatura del mio gesto artistico.
Alla ricerca di un rapporto più diretto e fisico con la materia, frequento in seguito l’Accademia d’Arte Decorativa San Giacomo, dove affronto tecniche scultoree e manipolative. Il mio percorso continua poi con laboratori e stage che mi portano a raffinare una visione interdisciplinare e a elaborare un linguaggio manuale tanto preciso quanto aperto alla sperimentazione.
Studio
Prime sculture - Joie de vivre
La mia pratica si muove tra due poli: uno più personale, l’altro collettivo. L’uno nutrendo l’altro. Nel lavoro individuale, il colore e la materia diventano campo di tensione e bellezza: ceramiche, bronzi e dipinti nascono dal desiderio di far convivere gli opposti – pieno e vuoto, caldo e freddo, concavo e convesso – in un dialogo costante e dinamico. In pittura, spesso ricorro a tecniche vicine all’action painting, affidandomi al gesto e all’intensità cromatica per generare composizioni vive, pulsanti, capaci di attivare uno spazio corporeo e percettivo. Nel lavoro partecipato, invece, cerco di creare luoghi e momenti in cui l’arte diventi un pretesto per interrogarsi e mettersi in relazione. Scuole, comunità, spazi urbani si trasformano in laboratori estesi in cui il fare artistico diventa pratica condivisa: un modo alternativo di stare insieme, creare senso, e stimolare pensiero critico.
Quando parlo di armonia, non penso a un ordine statico, ma a un equilibrio costruito a partire dalle tensioni. Nelle mie opere cerco sempre di trasformare i contrasti in alleanze visive: il colore non è solo superficie, ma struttura emotiva; la forma non è solo contorno, ma spazio di relazione interna ed esterna.
Questa tensione tra opposti è la linfa del mio fare. E credo che, anche nella realtà sociale, esista un’armonia che può nascere solo nel rispetto delle differenze, nella messa in relazione.
Tra i lavori più rappresentativi c’è sicuramente “Moderno Narciso. Essere–Avere piuttosto che Apparire”, realizzata nel 2009 e presentata la prima volta a Palermo ed in seguito a Roma. Si tratta di un frammento-torso in terracotta inserito su uno specchio: una composizione che riflette, insieme al corpo dell’opera, lo sguardo dello spettatore.
MODERNO NARCISO, OVVERO: ESSERE, AVERE...PIUTTOSTO APPARIRE
Terracotta su specchio con scritte, 1999, busto in vetroresina
Con quest'opera, l'autrice già si/ci interrogava sul ruolo che i social media, da poco entrati nelle nostre vite, avrebbero avuto nella società. Quanto aveva ragione Andy Warhol quando profetizzava sui quindici minuti di notorietà che tutti avrebbero bramato di avere? Superando il dualismo filosofico novecentesco, che contrapponeva i principi di avere o essere di Erich Fromm, il nuovo millennio annunciava già l'egocentrismo narcisistico che la comunicazione dei social avrebbe diffuso.
Il Narciso allora sembra suggerire interrogativi sull’identità contemporanea in quest’epoca sempre più segnata dalle immagini. In un tempo dove l’apparenza sembra superare la sostanza, l’essere e l’avere sono sostituiti dalla necessità di apparire, sempre e ovunque. Lo specchio diventa strumento critico, non vanità. Lo spettatore è così invitato non a “guardarsi” ma a “vedersi”, nel senso più autentico e vulnerabile del termine.
Moderno Narciso — vista 1
Lavorare all’Esquilino significa muoversi ogni giorno dentro un mosaico di culture, età, esperienze. Questo quartiere non è solo il mio domicilio, ma parte integrante del mio processo creativo. È qui che germogliano idee, incontri, progetti sociali capaci di ridisegnare lo spazio urbano attraverso i gesti artistici delle persone che lo abitano.
Nel laboratorio, accanto alle tecniche della ceramica e della scultura, convivono racconti personali, storie di migrazione, lingue diverse: tutto contribuisce a una narrazione collettiva che prende forma, colore e tridimensionalità.
- Equilibrio: ricercare sempre composizioni capaci di mettere in relazione contrasti e complementarità;
- Ascolto: rendere ogni opera un luogo che ascolta e accoglie, prima ancora di parlare;
- Didattica: promuovere il pensiero critico e forme attive di fruizione;
- Accessibilità: includere ogni tipo di pubblico, senza barriere culturali, fisiche o cognitive.
Le Possibilità - esposizione a Cascina Farsetti, villa Pamphili, Roma
Carpe Diem
Utilizzo principalmente creta che trasformo in terracotta o ceramica (con particolare predilezione per la tecnica neolitica del “colombino”), bronzo (sperimentando patine che diventano “pelli concettuali”) e pittura (come campo aperto di gesto e intensità). In tutte queste tecniche, la ricerca di equilibrio tra forma e colore è centrale, così come il dialogo tra struttura e luce.